UN ALTRO TRISTE GIRO DI GIOSTRA …

Tanti anni fa, un altro insperato giro di giostra aveva il potere di far felice qualcuno.

Nel Decreto Legge del 13 ottobre scorso recante “Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili” spuntano altre novità per quella che un giorno era la Croce Rossa Italiana.

Dal 1.1.2018 (come previsto) l’Ente è posto in liquidazione ed inizia la fase  “liquidatoria” con l’individuazione del Commissario Liquidatore e con il Comitato di Sorveglianza, nominati dal Ministero della Salute per tre anni prorogabili di altri due.

Per la verità, la sostituzione dell’art. 8 comma 2 primo periodo, lascia qualche perplessità in quanto nell’articolato proposto si viene a modificare in maniera importante lo “status” giuridico dell’Ente: l’Ente Strumentale alla CRI non è più soppresso ma “solo” posto il liquidazione, prolungando la vita della struttura “pubblica” ancor oggi esistente.

Resta in capo all’Ente la ricognizione della massa attiva e passiva che confluiscono e sono l’oggetto stesso della procedura di liquidazione.
In poche parole, l’Amministratore di oggi diviene il Commissario Liquidatore di domani, e siccome il Comitato di Sorveglianza (ancora da nominare) é organo politico di controllo, vengono azzerati i servizi e la struttura operativa aziendale, avendo ricondotto l’intera gestione (monocratica) all’obiettivo unico della liquidazione.
Quindi si dispone che i provvedimenti relativi al trasferimento dei beni mobili ed immobili siano completamente esenti da tasse ed imposte (guarda un pò …) e il Commissario Liquidatore si avvale (con provvedimento del Presidente) del contingente di personale già individuato per la gestione finalizzata alla sola liquidazione.
Il personale dell’ESaCRI, tutto o in parte, pur se assegnato ad altra amministrazione (entro il 31.12.2017) sarà nella disponibilità del Commissario Liquidatore sino alla dichiarazione di “cessata necessità” da parte dello stesso.

Se dobbiamo leggere questo provvedimento dalla parte dei lavoratori, ancora una volta a loro tocca sostenere l’intero processo, con la certezza dell’assegnazione ad altra amministrazione già in tasca, ma con una situazione lavorativa “congelata”.
In verità, un panorama del genere non si era mai palesato nella storia repubblicana italiana: ma oltre gli aspetti “formali”, vogliamo riferirci principalmente ad una storia ed un patrimonio professionale svilito e dilapidato, scivolato via nei tanti rivoli di assegnazioni di dubbia utilità collettiva.

Se pure va fatto un plauso alla Funzione Pubblica che si sta ancora adoperando perché nessuno resti a casa (se non volontariamente), non possiamo che ribadire quanto tutto questo percorso nato con il D.Lgs 178/2012 e s.m.i. sia una follia istituzionale ed uno spreco assurdo nell’aspetto gestionale delle risorse umane e strumentali.
Non risultano inoltre modifiche od integrazioni alle normative oggi applicate per gli aspetti più squisitamente economici relativi ai trasferimenti già avvenuti o in fase di attuazione.
Riguardo la questione attinente le quote TFR dei lavoratori da trasmettere, non una parola di chiarimento viene fatta sia circa la riferita impossibilità ad operare al trasferimento effettivo delle quote calcolate, sia per quanto attiene la regolarità della procedura intrapresa (vedi comunicati precedenti).

La nostra Organizzazione Sindacale si attiverà con gli Enti Previdenziali per verificare dove sia veramente il problema.
E non dimentichiamoci che sulla testa dei lungimiranti ideatori e sostenitori di questo papocchio, pende la spada di Damocle di una ipotesi di incostituzionalità del citato decreto recepita dal TAR Lazio e già trasmessa alla Corte Costituzionale: ci chiediamo se poi non sia questa la motivazione reale della “soppressione della soppressione” che mantiene in vita l’ESaCRI, seppure in liquidazione, per altri cinque anni…

Un altro triste giro di giostra, predisposto solo per completare la liquidazione di una realtà che dovrebbe essere vanto e patrimonio dello Stato.
Possiamo forse essere sorpresi che l’ente che ha vantato uno dei più imponenti contenziosi della storia repubblicana potesse finire in modo diverso?Ma anche no …
Siamo ancora in attesa della convocazione sollecitata in Funzione Pubblica, per definire al più presto un percorso chiaro per il personale destinatario delle prossime procedure di esodo e risolvere e chiarire pendenze relative ai trasferimenti già operati.
Quello che possiamo ancora dire è che la FIALP CISAL ora Federazione INTESA F.P., mantiene gli impegni presi nei confronti di tutti, perché siamo sempre e ancor più il sindacato dei lavoratori … e di nessun altro. Vi terremo aggiornati delle evoluzioni.

F.to Paolo Calì – SEGRETARIO NAZIONALE FIALP CISAL