RINNOVO CONTRATTO AREA FUNZIONI CENTRALI

Ieri 9 maggio 2018 si è svolta la riunione per l’apertura delle trattative per il rinnovo contrattuale dell’Area Funzioni centrali per il triennio 2016 – 2018.
Il Presidente dell’ARAN, Sergio Gasparrini ha evidenziato la necessità di arrivare ad una omogeneizzazione delle ex Aree di contrattazione I e VI.
Per quanto riguarda le risorse il plafond economico per gli aumenti è stato accantonato nelle ultime tre finanziarie, considerando il numero dei dirigenti presenti in ruolo al 31 dicembre 2015. Gasparrini ha evidenziato che il limite inderogabile alla trattativa è la riserva di legge prevista nel Decreto legislativo n. 165/2001. Ed in particolare le norme previste per la dirigenza dello Stato.
Altra cornice è rappresentata dall’atto di indirizzo del Ministro Madia dove in modo sintetico si affrontano alcune tematiche: le risorse, le relazioni sindacali, il welfare contrattuale, la conciliazione del tempo di lavoro, la disciplina degli incarichi, la valutazione delle performance e la struttura della retribuzione.
Gasparrini ha proposto un metodo di lavoro per temi (relazioni sindacali, retribuzione, rapporto di lavoro, etc.).

Alla prolusione del Presidente dell’Aran è seguito un giro di tavolo delle organizzazioni rappresentative della dirigenza.

Per la DIRSTAT FIALP, federazione aderente alla CONFEDIR ha preso la parola Francesco Bozzanca che ha valutato positivamente il metodo di lavoro proposto, purché lo stesso si sviluppi per temi trasversali includendo non solo la parte normativa, ma anche la parte economica.

La DIRSTAT FIALP ha anche evidenziato la necessità di prevedere una sezione specifica per i professionisti nel nuovo contratto, attraverso la quale valorizzare i diversi profili professionali esistenti nelle due ex Aree.
Bozzanca ha rammentato che la CONFEDIR non ha sottoscritto il protocollo del 30 novembre 2017, ritenendo insufficiente la parte economica. La trattativa dovrà ripensare il concetto di onnicomprensività della retribuzione: compiti diversi da quelli istituzionali devono essere remunerati a parte. Le amministrazioni dovranno essere invitate a non porre tetti sulle retribuzioni diverse da quelle espressamente previste dalla legge.
Data la carenza attuale dei dirigenti bisognerà fare ulteriori riflessioni sulla remunerazione degli incarichi ad interim.
Tra le tutele del dirigente da garantire è stato evidenziato il diritto all’incarico per il dirigente di ruolo prima del ricorso all’outsourcing, come base per la lotta alla precarizzazione della dirigenza.
Infine un flash sulla importanza di prevedere anche una quota di fondi per la formazione libera. Se è vero che è dovere delle amministrazioni provvedere a promuovere i corsi di formazione specifici per la propria classe dirigente, nell’ambito dei valori di autonomia, responsabilità e competenza del dirigente e del professionista, andrebbe prevista la possibilità di seguire giornate di formazione programmate da istituzioni diverse dalla propria amministrazione, con fondi erogati dallo Stato.

E’ intervenuto per la CONFEDIR Federico Cattani che ha evidenziato l’anomalia contemplata nella legge 11 gennaio 2018 che prevede l’estensione degli istituti previsti dal D.Lgs 30 dicembre 1992, n. 502 ai soli dirigenti delle professionalità sanitarie ed alla restante dirigenza sanitaria del Ministero della Salute, ad esclusione dei dirigenti medici degli altri Ministeri ed Enti pubblici non economici. Discordanza questa di trattamento per il personale medico incomprensibile ed inaccettabile.

Il Segretario generale della CONFEDIR, prof. Michele POERIO ha poi rilasciato un’intervista dove ha qualificato come “costruttivo” l’incontro odierno. “Noi puntiamo ad un’accelerazione: dopo 8 anni di stasi e conseguenti notevoli danni al livello della retribuzione, non possiamo accettare ritardi. Chiediamo che i dirigenti abbiano incarichi recisi e che sia garantita l’autonomia dalla politica”.