… QUALCUNBO DICA A BOERI … dal sito www.fakeinps.it

PER PIACERE, QUALCUNO CHE PUO’ DICA A BOERI CHE:
IL CONTRIBUTIVO E’ UN CALCOLO INIQUO, PERCHE’ TAGLIA LE PENSIONI DEI PIU’ DEBOLI;
IL BILANCIO DELLE PENSIONI E’ IN ATTIVO E PUO’ FINANZIARE ANCHE “LA QUOTA 100″;
LE STATISTICHE SULLE PENSIONI INVIATE IN EUROPA NE INDICANO UN COSTO GONFIATO.

Riportiamo il contenuto dell’articolo comparso sul sito www.fakeinps.it a cura del Prof. a.c. Lucio Casalino, già Dirigente e Direttore di sede nell’Istituto di Previdenza, Dirigente sindacale e attualmente Consigliere Nazionale della Confederazione Autonoma CISAL.

L’Autore, con una formula originale, tesa a rimarcare il comportamento autoreferenziale di Boeri, impermeabile a ogni contatto diretto, si rivolge a un ipotetico intermediario per contestare al Presidente dell’Inps, in particolare, due sue esternazioni, “fake news”, in materia previdenziale e un suo comportamento omissivo sui dati del Bilancio dell’Ente che presiede, trasmessi in Europa.

Sulla prima dichiarazione, Boeri ha più volte dichiarato che “il contributivo è un calcolo giusto perché restituisce in pensione ciò che si è accumulato durante la vita professionale da ciascun lavoratore”. L’Autore chiarisce che diversamente dalle Assicurazioni private, dove è necessario calcolare la probabilità della speranza di vita media al fine di poter stabilire per ogni tipologia di assicurato l’entità della rendita, nella Previdenza pubblica, il sistema contributivo si basa, invece, su di unica speranza di vita, valida per tutta la popolazione, a parità di età di pensionamento, generando importi pensionistici generalizzati, oltre che iniqui.
Invece, continua l’Autore, gli anni di vita statisticamente attesi dopo il pensionamento, possono essere differenziati, in ragione dell’appartenenza dei lavoratori a gruppi, principalmente, distinti per: Categoria professionale (lavoro faticoso, impegnativo, ecc./non), genere (uomo/donna), titoli di studio (istruzione bassa/media/alta) e anche per diversa ubicazione nel territorio nazionale (Nord/Sud).
Tra queste diverse classi sociali, infatti, sono state accertate dalla stessa ISTAT, diverse aspettative di vita, facilmente riscontrabili dalle tavole di mortalità pubblicate sul sito ufficiale, per cui chi ha una speranza di vita minore, deve percepire una pensione (rendita, per il privato) più elevata, rispetto agli altri, anche a parità dell’età di collocamento a riposo.

La seconda esternazione, “fake news”, di Boeri è la seguente: “Il Bilancio Inps presenta un forte passivo, una parte delle pensioni deve essere coperta da risorse dello Stato e il sistema previdenziale non è sostenibile e a rischio, anche rispetto alle ipotesi del nuovo Governo di introdurre il diritto alla pensione, con quota cento”.
In effetti, il Bilancio INPS si mostra come un enorme calderone in cui sono inserite non solo le pensioni Inps a carico dei lavoratori, ma anche le prestazioni d’assistenza e altri interventi sociali pagate, invece, della Fiscalità generale, anche se gestite dall’Ente previdenziale.
L’Autore prende spunto dall’analisi dei cinque Rapporti, redatti dall’autorevole Comitato Scientifico di “Itinerari Previdenziali”, per evidenziare che – da un esame circostanziato sulle cifre  indicanti la spesa delle pensioni, riclassificate per funzione previdenziale – tutti i Bilanci Inps dal 2002 al 2016 presentino un costante trend di saldi attivi, tali da assicurare anche per il futuro la stabilità del sistema pensionistico  e la sostenibilità finanziaria della “quota 100″ per la pensione di anzianità.
Il vero “buco” è rappresentato, continua l’Autore, dalle prestazioni d’assistenza erogate dall’INPS nel 2016, a più di 8,2 milioni di pensionati, assistiti parzialmente o integralmente dallo Stato, su un totale di 16 milioni – sostenuti impropriamente anche dagli utili dei Bilanci Inps-“Bancomat” – mentre i pensionati previdenziali rappresentano addirittura la minoranza (7,8 milioni)!

Infine, sul terzo punto, le statistiche sulle pensioni inviate in Europa sono sbagliate perché ne indicano un costo gonfiato, senza che Boeri sia intervenuto per segnalarne l’erronea formulazione. Anzi, a parere dell’Autore, con il suo comportamento omissivo, Boeri ha confermato che è in linea con quanto comunicato in Europa.
Com’è possibile, si domanda e chiede l’Autore, non riuscire a rettificare cifre così palesemente sbagliate e non allineate neppure alla normativa europea, come quelle assistenziali collegate al reddito (la 14^ mensilità, le integrazioni al minimo, le maggiorazioni sociali, gli assegni familiari, i prepensionamenti, ecc.), che sono state inserite nella spesa delle pensioni in Italia, anziché “nel sostegno della famiglia” e “nell’esclusione sociale”, così come, invece, l’Eurostat le assegna agli altri Paesi europei.
L’Autore conclude affermando che, se si procedesse a una corretta suddivisione delle prestazioni per la loro natura previdenziale o assistenziale, risulterebbe che le prime, con il 9,5% del PIL, nel 2016, sarebbero le meno care d’Europa, anche rispetto alla Germania!
Da ultimo l’Autore chiarisce, con un esempio in tema di tassazione dei Paesi europei, che su una pensione di €.19.789 (3 volte il trattamento minimo), un pensionato italiano paga €. 4.000 d’imposte; in Spagna, €.1.800; nel Regno Unito €. 1500:, in Francia €. 1.000; in Germania €.39 (non è un refuso, l’Autore conferma: 39 euro di tasse).
A questo punto, l’Autore si chiede come la Commissione europea possa procedere a una classificazione seria, ponderata, equa e imparziale del costo delle pensioni  in ambito europeo, se è prevista una tassazione così disuguale che, inglobata erroneamente nella spesa pensionistica, la fa crescere in modo arbitrario, ingiusto e anche disomogeneo, all’interno dei Bilanci dei singoli  Stati.

In chiusura, l’Autore formula alla Politica nuova, la proposta di creare due Bilanci separati e gestiti eventualmente anche da due diversi Enti di previdenza/di assistenza, distinti per competenza funzionale (prestazioni pensionistiche e socio-assistenziali) e per modalità di finanziamento (Contributi/Fisco).