Pubblica Amministrazione: carenze di personale e lavoratori sempre più anziani

È di pochi giorni fa la dichiarazione del ministro Giulia Bongiorno circa l’intenzione di assumere 450.000 lavoratori nella pubblica amministrazione nel prossimo triennio. L’obiettivo sarebbe quella di arrivare a coprire il 100% delle uscite per pensionamenti previste nel periodo in esame, mettendo fine ad un periodo caratterizzato da lunghi anni di blocco del turn over o da soluzioni parziali alle carenze di personale nelle amministrazioni pubbliche.
Il secondo obiettivo, diversamente dal passato e, a nostro parere, ancor più qualificante, sarebbe quello di mirare le assunzioni, indirizzandole a quei settori non solo drammaticamente carenti ma le cui prestazioni hanno un diretto impatto sulla vita dei cittadini ed i cui servizi possono influenzare lo sviluppo economico del Paese.
Un primo riferimento, immaginiamo per sua esperienza diretta, è stato fatto alla “giustizia” per le carenze di personale amministrativo che provocano i noti ritardi – la paralisi, come definita dallo stesso ministro – e che ne caratterizzano l’attività.

A supporto, poi, sembrano giungere le dichiarazioni del presidente dell’Inps Boeri che, proprio in questi giorni, ha manifestato le difficoltà dell’Istituto nell’attività di verifica e controllo sulle prestazioni di “malattia”, sia nel settore pubblico sia nel settore privato.
L’Inps ha risorse e forze tali da controllare solo il 5% delle certificazioni. A fronte di oltre 18 milioni di certificati (12 del settore privato e 6 di quello pubblico) l’Istituto ha la capacità di controllarne circa un milione.
Boeri pone la questione della scelta mirata dei casi da verificare, anche con un ben poco enigmatico riferimento a eventuali comportamenti collusivi tra medici e assistiti in alcune zone del Paese, e indica la cifra di oltre 5 miliardi di euro quale costo che l’Inps affronta per la malattia.
Per inciso questo è il costo delle prestazioni e non, come il lettore meno attendo potrebbe essere indotto a considerare, l’eventuale risparmio derivante da un inasprimento delle attività di verifica e controllo.
Il presidente lamenta un calo di quasi il 40% delle visite che prevedono una riduzione della prognosi e quindi, aggiungiamo noi, dei risparmi.
Contesta così, Boeri, le censure del Garante della privacy sull’utilizzo dei dati e del modello statistico adottato dall’Istituto per dette procedure di accertamento.
Cita il numero di medici professionisti dipendenti dell’Istituto, circa 400, ma nessun riferimento all’opportunità, diremmo noi la necessità, di incrementare la dotazione di personale sanitario, medico ed infermieristico, nonché di supporto amministrativo.
Né tantomeno saranno sufficienti le nuove assunzioni previste all’Inps in esito alle procedure concorsuali poste in essere in questi mesi.

I proponimenti del ministro e le lamentele del presidente dell’Inps, sono note liete per un’Organizzazione, come la nostra, che da anni denuncia le conseguenze di un generalizzato blocco del turn over, con gravi carenze di personale proprio in quei settori a diretto contatto con l’utenza. Da sempre, poi, contestiamo il riferimento generico alla pubblica amministrazione, rimarcando la presenza di centinaia, di migliaia di diverse realtà, come da ultimo accaduto in occasione del controverso accorpamento dei vecchi dieci comparti contrattuali (esclusa la P.C.M.) in quattro contenitori con realtà, almeno per quanto riguarda il Comparto e l’Area delle c.d. Funzioni Centrali, molto eterogenee. Un contrasto, il nostro, teso a manifestare la necessità di distinguere tra le diverse amministrazioni, anche sul piano contrattuale.

In questi stessi giorni l’ARAN, l’Agenzia di rappresentanza negoziale, pubblica l’aggiornamento di una serie di dati statistici inerenti, in particolare, le età anagrafiche e le anzianità di servizio del personale della P. A. nei diversi settori. L’età media dei dipendenti pubblici sfiora i 51 anni.
Escludendo il personale in “divisa” – Polizia, Esercito e Vigili del Fuoco con età medie, per motivi intuibili, solo leggermente inferiori – il dato si accresce, generalmente, fino ai 54 anni, con un picco 54 anni e mezzo nei Ministeri. Negli Enti Pubblici (INPS, INAIL) siamo a 53 anni e 9 mesi.
Precisazione importante: l’aggiornamento è al mese scorso, ma i dati si riferiscono all’anno 2016. Quei lavoratori, quindi, hanno oggi due anni in più.
Di conseguenza, non essendoci state massicce assunzioni di nuovo e più giovane personale, anche quelle medie, più o meno, subiranno un proporzionale aumento.
D’altronde è esattamente quanto accaduto nei precedenti tre lustri quando, come indicano le tabelle ARAN, l’età media si è innalzata dai 44 dell’anno 2001 ai 51 anni attuali (attenzione: parliamo sempre dell’anno 2016!!).

È interessante, poi, estrarre i dati riferibili ai lavoratori più vicini al pensionamento: più di un terzo del personale supera i 55 anni di età.
Neutralizzando, come sopra richiamato, il personale “in divisa”, la percentuale sale e supera il 41%. Negli Enti pubblici si avvicina al 50%, nei Ministeri arriva al 54%.
Oltre all’età anagrafica è interessante anche un cenno alle anzianità di servizio. I dati, coerenti con quelli delle età, evidenziano come il personale dell’ex parastato per oltre un terzo delle presenze, abbia almeno 31 anni di attività, percentuale ancora più alta per i ministeriali. E, ribadiamo, tutti i dati hanno come riferimento l’anno 2016.
Tutti questi dati se associati alle attuali ipotesi di modifica dei requisiti pensionistici non fanno che accrescere la drammaticità della carenza di personale in molti settori della P. A.. Ciò, nel futuro immediato, non potrà che comportare un forte ridimensionamento delle prestazioni e dei servizi forniti ai cittadini ed alle imprese.

Valuteremo presto la coerenza tra le dichiarazioni e le iniziative che il ministro ed il Governo vorranno adottare.

F.to Michele Di Lullo – Vice Segretario Generale Vicario