CISAL SUI RINNOVI CONTRATTUALI DEL PUBBLICO IMPIEGO: riunione del 28 agosto

GRF Soldi

Si è svolta oggi la prevista riunione tra l’Aran e le Confederazioni sindacali rappresentative nel pubblico impiego.
Punto centrale della discussione è stato un primo esame di tematiche che costituiscono problematicità trasversali a tutti i Comparti della Pubblica Amministrazione e tra queste una che ha un particolare rilievo è l’esplodere della contraddizione degli effetti del cosiddetto “bonus” di 80 euro e gli incrementi derivanti dallo, speriamo, prossimo rinnovo contrattuale.
Infatti per alcune fasce di retribuzione gli effetti del rinnovo contrattuale potrebbero essere assorbiti dalla corrispondente perdita di quote del bonus, con conseguente “stasi” delle retribuzioni di fatto dei dipendenti interessati.
A fronte di questa evenienza, e stante anche i contenuti dell’atto di indirizzo emanato dalla Funzione pubblica, l’Aran ha avviato il confronto con le organizzazioni sindacali illustrando una prima ipotesi di utilizzo di parte, a dire il vero molto esigua dei “famosi” 85 previsti per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego.

La nostra delegazione si è espressa negativamente ed in modo in modo determinato, sulla possibilità di utilizzare risorse contrattuali,  soprattutto se sono quelle derivanti dagli 85 euro, per fronteggiare un eventuale recupero, anche parziale, del bonus fiscale (80 ero).
Dopo anni ed anni di blocco di contratti, di riduzione massiccia di personale, di mancato adeguamento degli ordinamenti professionali e quindi di ricollocazione del personale in qualifiche adeguate, occorre davvero avere un fervida immaginazione per cercare di utilizzare quote destinate ai rinnovi contrattuali trasformando così parte del bonus in un costo contrattuale, senza peraltro offrire a chi è stato destinatario di tale provvidenza un reale incremento della sua retribuzione.
Se non vi fossero stati i ripetuti blocchi contrattuali, e come conseguenza i mancati incrementi retributivi, ma ancor di più  il blocco degli  sviluppo dei percorsi di carriera, con ogni probabilità oggi non avremmo il problema che si è posto o quanto meno esso avrebbe dimensioni diverse.
Invece, si vorrebbe chiamare i lavoratori a risolvere  un problema  che i governi hanno  creato.
Nel corso di questi anni infatti , è stata  inflitta una pesante stasi alle retribuzioni dei dipendenti pubblici, una conseguente penalizzazione sui loro livelli retributivi ai quali corrisponderà una penalizzazione sui trattamenti previdenziali; nonostante che in questo modo si siano “risparmiati” miliardi e miliardi di euro,  ora si viene a richiedere un contributo ai lavoratori,  che al di là della sua consistenza, resta profondamente ingiusto sia per chi lo dovrebbe fornire ma ancor  di più per chi lo dovrebbe ricevere, perché continuerebbe nei fatti ad essere “sottopagato” dal momento che è evidente che, nella filosofia del bonus, è palesemente implicito il giudizio di valore secondo cui le retribuzioni inferiori ai 26000 euro lordi annui sono ormai inadeguate a garantire un livello di vita dignitoso.
E’ forse il caso che il Governo prenda atto che non  è con furberie e piccoli accorgimenti che si possono affrontare questioni di fondo: lo stanziamento previsto dal Governo per i rinnovi contrattuali è insufficiente, serve uno stanziamento aggiuntivo adeguato per colmare il gap che lo stesso Governo ha inteso evidenziare e occorre che le dinamiche contrattuali possano ripartire con il piede giusto in modo da offrire a tutti, indistintamente, un reale incremento delle retribuzioni e non soluzioni pasticciate.

F.to Davide Velardi – CISAL Segretario Confederale per il Pubblico Impiego