C.C.N.L. AREA FUNZIONI CENTRALI – Dirigenti, Medici, Professionisti

Proseguono all’ARAN le trattative per il rinnovo del CCNL dell’AREA Funzioni Centrali (Ministeri, Agenzie fiscali, Enti Pubblici Non Economici).

Di seguito, poi, si dà sinteticamente conto dell’intervento dell’Avv. Giandomenico Catalano che, nella riunione del 20 febbraio scorso, ha rappresentato CONFEDIR e DIRSTAT-FIALP,
Inizialmente si è richiamato il documento congiunto inviato il 19 febbraio da CONFEDIR, CIDA, CODIRP e COSMED per la parte del CCNL relativa alle Relazioni sindacali e con la richiesta di collocazione di molte materie nella parte comune del Contratto, lasciando nelle singole sezioni la trattazione di aspetti peculiari. Si è preso atto, anche, della convergenza della parte sindacale del tavolo su molti temi.
Entrando nelle specificità, con riferimento a questioni che devono trovare risposta nel contratto, ci si è soffermati sulla problematica dei livelli differenziati dei Professionisti la cui soluzione, ormai, è ineludibile e non più rinviabile. Si è fatto riferimento alla genesi della normativa con le fasce di professionalità, introdotte dall’art. 14 del DPR 43/90, successivamente recuperato – in seguito al mancato “visto” della Corte dei Conti – dall’art. 13 del DL 344/90, convertito L. 21/91. La normativa è stata sin da subito contestata ed il TAR Puglia ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale che, con sentenza n. 378 del 6-14.10.1993, ha evidenziato che l’attività svolta dai professionisti (legali, in quel giudizio) è identica per tutti gli appartenenti all’Area (perché tutti indistintamente esplicano funzioni identiche) e la divisione per livelli di professionisti presenta diversi profili di illegittimità.
La Corte non ha dichiarato l’illegittimità costituzionale  delle norme di riferimento ma l‘inammissibilità del ricorso solo perché, nonostante la considerazione che “le norme impugnate sembrano ignorare queste modalità, sì che potrebbero apparire non conformi ai parametri costituzionali invocati, una decisione di accoglimento comporterebbe una pluralità di soluzioni che rientrano nella sfera di competenza del legislatore, qual è certo, tra l’altro, quella prospettata della difesa dei ricorrenti – con la previsione d’un ancoraggio alle diverse abilitazioni professionali – o, anche, quella cui si ispira l’Avvocatura dello Stato, là dove la progressione conosce una duplicità di strade entrambe idonee a contemperare l’anzianità di servizio con il valore individuale del singolo”.

Nelle more però il Legislatore ha delegato l’intera materia ai Contratti Collettivi, per cui è questa la sede in cui va risolta la problematica, sempre rinviata nei CCNL che si sono succeduti negli anni ed addirittura peggiorata dall’ultimo contratto che anziché abolire il “contingentamento” ha solo ridotto il numero di fasce, favorendo però così alcuni professionisti a danno di tutti gli altri.
Non è dunque questione di quota percentuali di dotazione organica da distribuire nelle diverse fasce,  né di individuazione di criteri di selezione (che nascono tutti già viziati dall’illegittimità individuata dalla Corte Costituzionale e che devono comunque essere oggetto di contrattazione incidendo sulla retribuzione). È necessario, invece, trovare nuove formule per consentire la progressione economica dei professionisti, vittime anche delle numerose assunzioni intervenute fino all’inizio del secolo e del successivo blocco delle assunzioni, che creano ora una situazione insostenibile, che aumenta il malcontento, la conflittualità interna e pone in difficoltà gli stessi Enti non in grado di portare a compimento le procedure. È necessario trovare le risorse per risolvere il problema, rinvenendo soluzioni innovative ovvero ponendo a carico delle Amministrazioni, che ne traggono vantaggio, il costo dei coordinamenti che derivano da un modello organizzativo autodeterminato dagli Enti stessi. Un contratto che non risolva tale problematica sarà visto come un fallimento dai professionisti degli Enti.

Come si intuisce, la riunione si è concentrata sulle “parti comuni” e su una prima serie di rivendicazioni specifiche dei Professionisti. La prossima riunione, come stabilito, verterà prioritariamente sulle questioni attinenti i Dirigenti Medici. Si riprenderanno, poi, nell’ambito dell’articolato relativo alle Relazioni sindacali questioni quali ad esempio i criteri di conferimento e revoca degli incarichi Dirigenziali.

Osserviamo, infine, e riportiamo come l’ARAN, già lenta nel programmare gli incontri, manifesti particolari difficoltà ad affrontare le sessioni negoziali, anche considerata la modalità introdotta dalle Confederazioni autonome – ribadiamo, maggioranza in termini di rappresentatività – essendo costretta a doversi confrontare sul complesso articolato della piattaforma unitaria. In passato, infatti, era l’Agenzia a proporre, lasciando al Sindacato la sola possibilità di emendare i testi.
CONFEDIR e le altre Confederazioni autonome spingeranno per accelerare il confronto, trattare ulteriori aspetti legati alle tante specificità nell’Area FC e, su tutto, affrontare gli aspetti economici di cui, a tutt’oggi, ancora non si è parlato.